Latenza e riservatezza dei dati come fattori competitivi per le imprese

In molti affermano che “data is the new oil”, tradotto, i dati sono il nuovo petrolio; questa affermazione tende a definire i dati come un elemento prezioso che ha un valore sia di interscambio o di baratto che di supporto alle decisioni aziendali. In linea generale sono d’accordo che i dati sono un elemento di interscambio ma mi piace coltivare di più la seconda affermazione e valutare l’impatto della corretta valutazione dei dati come fattore strategico per le imprese.

Nei fatti, oggi le imprese si trovano ad affrontare un cambiamento epocale indotto dalla diffusione digitale e dalla digitalizzazione che, all’unisono, alimentano quel dirompente cambiamento che siamo abituati a chiamare Trasformazione Digitale.

La digitalizzazione in sé impone un differente approccio all’analisi strategica in quanto molti eventi sono misurabili attraverso dati che in precedenza non erano disponibili (nei fatti digitalizzare significa trasformare in numeri).

Che dire poi delle nuove tecnologie emergenti ed in particolare dell’intelligenza artificiale, questo nuovo approccio del software alla risoluzione di problemi; una trasformazione da codici deterministici ad algoritmi probabilistici che utilizzano i dati proprio per fare esperienza e risolvere problemi o dare risposte in modo smart.

Appare evidente come la corretta gestione dei dati non impatti più solo sulla generazione di report analitici ma anche sul funzionamento dell’intera organizzazione incluso l’interoperabilità e la cooperazione applicativa dei sistemi informativi nella filiera produttiva ove l’azienda opera.

Ma come gestirli correttamente affinché un’adeguata governance si trasformi in un vantaggio competitivo per l’impresa? Partiamo da dove sono registrati questi dati.

Oggi il cloud sta spopolando, moltissime aziende spostano parte delle loro esigenze applicative e di archiviazione nel cloud perché vi sono degli indubbi vantaggi di gestione dell’infrastruttura hardware e vengono applicate delle prassi consolidate per la protezione degli stessi.

Il cloud può essere di tipo pubblico, privato oppure ibrido. Nel primo caso si trasferiscono i dati su di un’infrastruttura condivisa con altre aziende, nel secondo l’infrastruttura è riservata solo per la nostra azienda mentre nel terzo vi è un misto.

Affermando che la soluzione cloud in tutte le sue forme è di sicuro una scelta vantaggiosa in termini di costi di gestione, vi sono alcuni problemi che a mio avviso sono insormontabili:

– la protezione dei dati strategici e confidenziali

– il ritardo nell’accesso a tali dati (la cosiddetta latenza)

Senza focalizzarmi sulla protezione dei dati confidenziali, sento l’obbligo di approfondire la questione della disponibilità dei dati, ovvero, quando mi serviranno questi dati, in quanto tempo riesco a riprenderne possesso per elaborarli?

Qui i vari provider di servizi cloud si ingegnano nel costruire vari livelli gerarchici di archiviazione dei dati su supporti fisici e sotto-reti più o meno veloci in funzione del tempo di accesso richiesto dall’azienda. Ad esempio i documenti ad accesso non frequente su di un supporto magnetico mente i dati di produzione in tempo reale su di una memoria elettronica.

Tutto questo ingegno per mitigare un problema che affeziona l’utilizzo di un’infrastruttura di memorizzazione esterna all’azienda. Ecco perché la soluzione cloud non è la soluzione per tutte le tipologie di dati.

Alcune categorie di dati devono essere gestite all’interno dell’azienda sia per motivi di riservatezza e sia per tempi di accesso richiesti. E qui ritorniamo al problema della gestione dei dati all’interno dell’azienda. Backup, controllo accessi, protezione dei dati etc. etc.

Mi sono chiesto: come le imprese possono mitigare quest’ultimo problema? La risposta che mi sono dato è uno storage di altissimo livello tecnologico con prestazioni all’avanguardia e che contenga al suo interno un semplice strumento di gestione e delle procedure automatiche di protezione dei dati. Esiste?

Per trovarlo sono tornato alle mie origini professionali: Mamma IBM.

IBM è uno dei maggiori player riconosciuti nel panorama dei sistemi ed è un’azienda che ha fatto la storia dell’informatica. Io, che sono cresciuto professionalmente con IBM, ricordo l’evoluzione nel tempo dell’hardware di memorizzazione dalle schede perforate fino alle attuali memorie elettroniche.

Dopo una ricerca supportata da IBM System, sono rimasto affascinato da come lo storage di IBM sia sempre all’avanguardia e di come essa sia riuscita ad incorporarlo in una soluzione di software e servizi completa che fornisce sia strumenti di gestione che di protezione degli stessi.

Qualcosa che loro definiscono “Storage Made Simple” ovvero, la complessa tecnologia per garantire tempi di accesso impareggiabili ma con la garanzia di una gestione semplificata ed una protezione automatizzata anche utilizzando l’intelligenza artificiale.

Nei fatti lo hanno chiamato “FlashSystem”.

Anche un’analisi di Forrester ha evidenziato come lo storage Flash possa accelerare l’efficienza nelle imprese:

Credit Forrester

Questa famiglia di prodotti, secondo la mia opinione, rappresenta la soluzione per quelle imprese che sentono la pressione della riservatezza e della protezione unita alla necessità di ridurre al minimo i ritardi nell’accesso ai dati.

Per chi volesse approfondire l’argomento Flash Storage, ecco un link che rimanda al sito IBM System: ibm.biz/BdqLDq

Questi elementi di data governance sono i primi passi verso il futuro tecnologico delle imprese; un futuro fatto di strategie e decisioni basate sui dati che impattano in modo significativo sulla competitività delle imprese.

Ecco perché secondo me, la latenza e la riservatezza dei dati sono un fattore competitivo per le dinamiche imprese di successo.

#IBMPartner

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